X Factor 4: il giudice Enrico Ruggeri si confessa a Vanity Fair

La nuova edizione di X Factor è ormai alla porte e i quattro giudici iniziano ad approdare sulla stampa italiana, facendo sapere come intendono procedere con la gara di talenti.

Enrico Ruggeri, giudice che si occuperà dei Gruppi Vocali, ha rilasciato un’interessante intervista al settimanale Vanity Fair, dichiarazioni sincere che fanno ben sperare su questa nuova ed attesa edizione.

La sfida è quella di scoprire qualcuno che fra dieci anni sia ancora vivo e vegeto. E poi fare ascoltare musica che in Tv non passerebbe mai in prima serata. Il problema è che, una volta spremuti i vincitori, le case discografiche tendono a mollarli per quelli delle nuove edizioni. L’unico rischio personale è che vengano eliminati i miei protetti e in quel caso dirò che non mi capiscono. Non ho messo paletti, in tv bisogna essere elastici e difendere la propria integrità giorno per giorno. Tutti i talent hanno un meccanismo un po’ spietato, che non sempre si concilia con la sensibilità artistica, e per questo ad alcuni miei colleghi non piace. Ma resta forse l’unica grande occasione per i giovani cantanti di oggi.


Si parla poi dei casting e Ruggeri confessa di non essere per nulla buonista, di non farsi intenerire dai cosiddetti casi umani:

Siccome sono educato, spesso mi rimproveravano di essere uno che si fa mettere i piedi in testa. Ho imparato a dire no in maniera secca. Posso anticipare che non sarò buonista. Se arrivano il nero immigrato, il gay discriminato o quello che ha perso il padre il giorno prima, e non sanno cantare, non passano.

Quanto ai suoi colleghi, Anna Tatangelo in primis, Ruggeri dichiara:

Sono favorevole alla presenza della Tatangelo in trasmissione perché è giusto che i giudici siano diversi fra loro. Ognuno ha il suo pubblico. Io ed Elio non ci assomigliamo come espressone ma siamo simili come estrazione: milanesi, con gusti musicali vicini, entrambi sulla cinquantina. Mara è un discografico, ma è milanese anche lei. Bisognava equilibrare la giuria con la Regina di Sora. Finora abbiamo ascoltato 400 ragazzi, con altrettanti pezzi. Tolti 20, noti a entrambi, i restanti 380 o li conoscevo io, o lei. Sulle novità Anna è più preparata di me. L’ultima volta che ho comprato un album è stato nel 1981. Anna è più attenta alla voce, Elio è più tecnico, io sono più istintivo: per me Joe Strummer dei Clash cantava meglio di Cèline Dion, per capirci.

E, ancora parlando del talent, Ruggeri si definisce un accanito fan delle precedenti edizioni:

Mengoni è più vicino ai miei gusti. Alle prese con le canzoni di David Bowie me lo immagino, Scanu no. La scorsa settimana, però, a un festival di Perugia ho cantato Quello che le donne non dicono con Alessandra Amoroso. Me l’aveva chiesto il direttore Peppe Vessicchio. A me non sarebbe mai venuto in mente, ma è andata bene.

L’intervista si conclude con una riflessione sul suo percorso artistico, fatto di alti e bassi, meno successo di quanto meritasse. E su un certo interesse per la recitazione…

Quando cominciai questo lavoro mi accorsi che potevo durare ma non sarei mai riuscito a riempire gli stadi. Mi mancava quella forza comunicativa. Bisogna saper coniare slogan ed essere più incisivi. Il successo che ho ottenuto vale, perciò, cinque volte in più. Forse avrei dovuto partecipare a un paio di Sanremo e Festivalbar in meno. Avrei dovuto fare un po’ più il prezioso. Credo che sia per questi errori strategici che a volte il mio nome non compare fra i grandi cantautori italiani. E onestamente, con quello che ho fatto, me lo meriterei. Ora mi piacerebbe fare un bel film come attore. Il sogno sarebbe interpretare il commissario Maigret. Mi basterebbe ingrassare un po’ e sarei perfetto.

E questo, in poche righe, era il profilo di Enrico Ruggeri, giudice di X Factor 4. Per vederlo all’opera non ci resta che attendere il prossimo 7 settembre, in prima serata su RaiDue.

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