FlashForward si prepara a conquistare gli italiani: la prima puntata in onda questa sera alle 21.10 su Fox

Parte questa sera, a meno di due settimane dalla messa in onda statunitense, FlashForward, la nuova serie targata ABC e candidata a prendere il posto di Lost nel cuore e nelle menti di milioni di telespettatori in tutto il mondo.

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Doppiata in tempi record dalla Dubbing Brothers Int. Italia con la direzione di Carlo Cosolo, FlashForward debutta questa sera, alle 21.10 su Fox (canale 110 di Sky) dopo settimane di martellamento pubblicitario e scritte perennemente presenti in sovrimpressione. La domanda tormentone è “Che cosa hai visto?” e, se avete intenzione di seguire questa promettente serie, la sentirete molto spesso.

Ma di cosa si parla esattamente in questo FlashForward? E’ presto detto: il mondo intero, di punto in bianco, sperimenta una sorta di black out della durata di 2 minuti e 17 secondi. In questo poco tempo l’intera razza umana vede uno scorcio del proprio futuro, esattamente il 29 aprile 2010. C’è chi si vede sposato, chi con un nuovo lavoro, chi intento ad indagare su un nuovo caso e chi vede solo tutto nero.



Il protagonista della serie, Mark (interpretato da Joseph Fiennes) è un agente speciale dell’Fbi e in quei 2 minuti e 17 secondi si vede impegnato ad indagare sulle cause di questo inspiegabile evento. Ad aiutarlo ci saranno anche il collega Dimitri (John Cho) e l’agente Janis Hawk (Christine Woods).

A questo punto non resta che mettere insieme le esperienze di miliardi di persone e ricostruire quello che dovrebbe essere il futuro dell’umanità e, magari, cercare di cambiarlo. La prima stagione si concluderà, come è ovvio, il prossimo 29 aprile 2010 e in quella data parte del mistero dovrebbe essere svelato. Ma non del tutto, visto che se la serie dovesse aver successo potrebbe durare addirittura 7 anni, 3 nella peggiore delle ipotesi.

E’ quindi lecito aspettarsi che il mistero principale andrà ancora per le lunghe e le storie pronte ad intrecciarsi aumenteranno col passare delle settimane.

L’accostamento con Lost non è del tutto inesatto, soprattutto se si guardano i primi minuti dell’episodio pilota e se ci si concentra sulle caratteristiche di base. Cast internazionale, colpi di scena sempre dietro l’angolo, misteriosi animali che spuntano senza la minima logica, humour, azione, effetti speciali ben realizzati e personaggi estremamente convincenti e delineati.

Negli Stati Uniti la campagna martellata ha prodotto i suoi effetti: ben 12 milioni di persone hanno seguito la prima puntata, mentre il numero si è ridotto a 10 milioni per il secondo episodio, che è comunque un ottimo risultato. In Italia riuscirà ad ottenere tanto successo? In attesa di scoprirlo vi riportiamo l’intervista pubblicata da Antonio Genna al direttore del doppiaggio di FlashForward, Carlo Cosolo.

Sei il direttore di doppiaggio di “FlashForward”, che per la prima volta è trasmesso in Italia con soli 11 giorni di ritardo dalla programmazione USA. Disponete dei materiali (dialoghi e video) degli episodi subito dopo la trasmissione statunitense, o già qualche giorno prima? Potresti spiegare meglio le fasi di realizzazione dell’edizione italiana per questo prodotto?

Disponiamo dei materiali preliminari dal sabato mattina precedente alla messa in onda americana, che è giovedì sera ora di Los Angeles. Da quel momento comincia la preparazione dei piani di lavorazione per convocare i doppiatori (che sono comunque preallertati per tutta la durata della serie) e la preparazione del dialogo. Poi si va in sala il venerdì ed il lunedì successivi; nel frattempo, dopo la messa in onda americana, dovrebbero essere arrivati i materiali definitivi, si fanno eventuali rifacimenti per le differenze dal preliminare, si sincronizza, si missa e si consegna per la messa in onda italiana del lunedì. Niente di più semplice.

Ritieni che il tempo ridotto potrebbe inficiare sulla cura dei dialoghi e del doppiaggio complessivo della serie?

A volte si dà troppa importanza al tempo a disposizione, da un lato e, dall’altro, le aspettative dei “fans” sono spesso troppo alte e legate a un mare di pregiudiziali (e con questo mi sarò fatto un sacco di amici, immagino). Quello che intendo dire è che per la qualità entrano in campo anche le attitudini personali, e che la Disney abbia scelto un direttore e un’assistente, Andreina D’Andreis, che lavorano in coppia da anni su film “day and date” (cioè in uscita contemporanea con gli USA) non è un caso.
È anche vero, però, che il nostro è un lavoro legato a mille “variabili” delle quali spesso non si tiene conto: la salute dei doppiatori, per esempio, che non sono degli automi e possono essere raffreddati, febbricitanti o anche semplicemente stanchi; ritardi dovuti al traffico cittadino che ti portano a dover accelerare il ritmo del turno per finire il programma; il disguido nella convocazione per cui il doppiatore arriva in un momento anziché in un quello previsto. Con questo non sto mettendo le mani avanti, sia ben chiaro, sono esempi apparentemente banali e che ho definito “variabili” proprio perché non sono delle costanti; quello che voglio dire è che quando leggo forum o riviste sul doppiaggio, sembra spesso che chi fa il mio lavoro sia una specie di privilegiato che vive nel migliore dei mondi possibili e che si diverte, per ignavia o incompetenza, a rovinare il divertimento del pubblico a casa (o al cinema). Mi limiterò a dire che, normalmente, questo non è vero. Se poi esistano sacche di psicopatici che si divertono a fare questo gioco al massacro per irritare il pubblico, io non ne sono a conoscenza, non mi risulta.
Va detta una cosa, però: una serie non è un film e il tentativo di doppiarla day and date comporta, tra gli altri, un grosso rischio: io non so che cosa succede dal”episodio 3 all’episodio 4, figuriamoci dal 3 al 13. E l’Inglese non è esattamente una lingua univoca, e la traduzione spesso ha bisogno di un contesto che magari all’episodio 3 ancora non ho. Non solo: non ho idea, a parte i personaggi evidentemente fissi e altri ricorrenti, se un personaggio che dice tre parole nell’episodio 3 diventerà protagonista nell’episodio 7, e magari devo distribuire una voce su un’ombra che pronuncia 4 parole. È chiaro che questo è un bel rischio, e, secondo me, è questa la vera sfida di quest’operazione.

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