TV e non solo: i palinsesti delle beffe secondo Aldo Grasso

Aldo Grasso, noto giornalista televisivo e docente universitario, da anni si occupa di storia della televisione attraverso saggi, forum, rubriche e programmi televisivi.

Vespa_PortaAPorta_Berlusconi

In uno degli ultimi articoli da lui scritti per il Corriere Della Sera, Grasso si è occupato di palinsesti e politica, soprattutto alla luce degli ultimi eventi che hanno riguardato Mamma Rai. E parte proprio dal caso Ballarò:

A Viale Mazzini non sanno, o fanno fin­ta di non sapere, che in tutto il mondo la grande rinascita dell’offerta televisiva è partita dalla riconquistata centralità del contenuto, del prodotto, della qualità. Co­sa significa? Che l’industria dei media di­venta sempre più un’industria dei contenu­ti, che non si identificano con un supporto o con un mezzo, ma che «viaggiano», in orizzontale, fra le molte piattaforme distri­butive che la tecnologia rende disponibili. Se il vicedirettore generale Antonio Mara­no sostiene che la decisione di spostare «Porta a porta» in prima serata e di far slit­tare «Ballarò» è stata presa per «valorizza­re un momento importante per il Paese», significa che per lui i contenuti hanno scar­so valore. Meglio i contenitori.


E con l’occasione non risparmia nemmeno Miss Italia, giunto ormai alla settantesima edizione e quasi mai mutato nel corso degli anni. Tralasciando la gaffe (?) che ha fatto parlare del programma tutti i giornali, c’è da sottolineare la caratteristica dilagante di fare delle estenuanti diretti che servono a ben poco.

I programmi maratona […] hanno fatto il loro tempo: il tirar tar­di serve solo per risparmiare e per aumen­tare di qualche punto lo share. […. ] Tecnicamente, poi, il concorso di Salsomaggiore ha ben poco di televisivo. Miss Italia è una sgan­gherata industria dell’illusione che si tra­scina per mesi e che genera paranoie, ma­dri infoiate, sproporzioni, attese fasulle. Ma un programma che nessuno sposta.

Porta A Porta

E sottolinea quello che già sappiamo, ma che si tende a dimenticare troppo spesso:

La cosa più preoccupante è però un’al­tra: mentre in tutte le aziende televisive i dirigenti vengono assunti per le loro capa­cità professionali (visto che il prodotto è la cosa che maggiormente conta), in Rai le scelte dei dirigenti vengono fatte in virtù delle loro appartenenze politiche. Non c’è perciò da stupirsi che i programmi venga­no abbandonati al loro destino. Che, qual­che volta, è particolarmente cinico e baro. Ma anche molto istruttivo. Come insegna­no Miss Italia e lo slittamento immotivato di «Ballarò»; in Rai è ancora e sempre la politica a fare i palinsesti.
«Porta a porta» è un programma dal for­te sapore istituzionale, la terza Camera del Parlamento italiano, come è stato più vol­te ribadito. Per tanti versi assomiglia a Miss Italia, ma è fatto meglio. Bruno Vespa (Mister Italia) ha il sacrosanto diritto di or­ganizzare una diretta sulla consegna delle prime villette a terremotati dell’Abruzzo, presumibilmente con la partecipazione del nostro premier. Ma anche Giovanni Floris ha diritto alla sua trasmissione sull’Abruz­zo, perché in democrazia, nel Servizio pub­blico, sentire due campane è meglio che sentirne una. Ma i vertici della Rai non si occupano più di programmi. Non distin­guono neanche più una valletta da una vil­letta.

[via Corriere Della Sera]

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