Someone’s Gotta Go, il nuovo reality show della Endemol: chi vince viene licenziato

La Endemol, la società produttrice dietro a format di successo come Grande Fratello, Chi Vuol Essere Milionario, Survivor, Beato tra le donne e Bisturi, ne ha inventata un’altra delle sue: il reality show Someone’s gotta go, tradotto letteralmente “qualcuno deve andarsene”.

Visto che ci troviamo in periodo di crisi, visto che i licenziamenti sono all’ordine del giorno, Someone’s gotta go, che dovrebbe andare in onda negli Stati Uniti nel corso del prossimo anno, si propone come un ottimo strumento per far fuori i propri dipendenti. Ecco come.

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Ogni puntata – per il momento ne è stata realizzata solo una – avrà come protagonisti i dipendenti di una azienda, che possiamo variare da 8 a 15. Questi, entro la fine della puntata, dovranno decidere chi sarà eliminato, fornendo ovviamente delle motivazioni valide.

Il vincitore, in sintesi, sarà licenziato, ma potrà sempre tentare la strada del successo grazie alla visibilità che gli verrà data nel corso del programma.

Quello che a prima vista può sembrare come un reality piuttosto crudele, ci viene mostrato sotto un’altra ottica da David Goldberg, responsabile di Endemol USA.

Chi partecipa è assolutamente consapevole di quello che fa e soprattutto sa bene che, dovendo la sua azienda comunque licenziare, uno dei prescelti potrebbe essere proprio lui. Perciò se la gioca, dando anche dimostrazione di come un dipendente sappia o meno difendere il proprio lavoro.

Someone’s-gotta-go

E ancora:

Il prescelto della prima puntata pilota ci ha detto che è molto meno brutale essere licenziati dai colleghi che dal padrone. Il risultato alla fine non cambia, ma almeno 2 ore di discussione collettiva spiegano quel che una stringata lettera dell’ufficio del personale non dice.

Per il momento non è chiaro se Someone’s gotta go avrà mai una versione italiana, ma pare certo che a trasmettere da noi l’edizione originale sarà ancora una volta Sky. Che dite, avrà successo? Vi sembra proponibile anche da noi?

[via La Stampa]

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